28 November 2005 

Vergogna

Voglio, avrò
se non qui,
in altro luogo che ancora non so.
Niente ho perduto.
Tutto sarò.

[F. Pessoa - Voglio, avrò]












Prima occasione di cui provare vergogna.

Presentazione per il corso di Design 2.
Entro in aula in ritardo, mi loggo sul pc, accendo il proiettore, apro il file powerpoint preparato in 10 minuti facendo copia e incolla di varie mail tra me e un mio compagno.
Parlo, parlo, parlo. Tutto bene.
Metà aula dorme, l'altra metà sbadiglia.
Cambio slide e, in verdana 24 nero sul muro bianco campeggia imperioso un bel "shit", refuso di un copia e incolla finito chissà come lassù nel titolo.
Risate generali.
Un "sorry about that" appena sussurrato.
Figura di cacca. Letteralmente.

Seconda occasione
di cui provare vergogna.
Chat via messenger con un amico, che chiameremo S.
Mino: Pessoa? mai sentito... mo lo scarico
S.: è "un poeta...". ma un poeta vero.
Mino: ste novità italiane non le conosco
S.: è una battuta raffinata?
Mino: no è vero. non sento la radio, non guardo mtv. come faccio a sapere chi è?

Grazie S. di avermi messo faccia a faccia con la mia ignoranza. E di avermi fatto conoscere un mito, che adoro già.

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La foto di oggi non c'entra nulla. E' la piazza centrale dell'università, all'alba dopo il Trinity Ball del maggio scorso. Ma perchè l'ho pubblicata?

27 November 2005 

L'altro binario.

L'altro binario non c'è sempre.
Ma quando c'è, è lì.
Guardi fuori e lo vedi lì.
Ti segue, o forse ti sorpassa.
Forse arriva prima lui.
Ha fatto la tua stessa strada.
O forse andrà chissà dove.
Bloccato nel suo parallelismo imperfetto di scambi e deviazioni.
Arrugginito su un binario tronco.
Oppure lucidissimo. Levigato dalle frenate.
Immerso nell'asfalto. Intagliato nel pavè.
Inchiodato ad assi di legno nero sulla massicciata.
Affogato tra le sigarette in stazione.
Acceleri e non vedi più i dettagli. Niente più traversine, bulloni, giunzioni.
Solo l'altro binario.
Solo due linee. Che si allontanano. Si avvicinano.
Evitano pali, passaggi a livello, gallerie, sassi, sterpi.
Fotogrammi di quella pellicola che ti scorre sotto, lineare alla tua velocità.
Non ci sei su, sull'altro binario.
Ma fissarlo ti esalta.
Se il treno è vuoto ti siedi apposta vicino al finestrino. Dal lato in cui te lo aspetti.
O forse dove ti aspetta lui.
E guardi giù.
E lo vedi lì, l'altro binario.

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La foto di oggi è un fotogramma del film che ho appena visto. Troppo metaforico, ma bellissimo.

24 November 2005 

Lui. Lei. L'altro.

Oggi, come già capitato, parlo d'altri.
Questa volta di tre persone, ognuna con un ruolo preciso.
A colpi di tre righe inquadrerò Lui, Lei e l'Altro.


Lui, di desenzano, tedesco e napoletano.
Lei, di brescia, napoletana e brasiliana.
L'Altro, di milano, romano dentro.



Lui ha un casino in mente, e anche in testa.
Lei ha tutto perfettamente in mente, e un colore improponibile in testa.
L'Altro ha una cosa sola in mente.

Lei è una ragazza seria, ma le piace far casino.
Lui fa casino, quando cerca di fare il ragazzo serio.
L'Altro tira fuori tutti dai casini, fa pure il buttafuori quando serve.

Lei ha un cellulare da teenager, e se l'è preso apposta.
Lui da' il cellulare a un teenager, ma non se l'è presa per il furto.
L'Altro trova cellulari per terra in ogni dove, e se li prende per sè.

Lui è un tennista indiscusso e plurimedagliato.
Lei in 8 mesi ha vinto l'oro.
L'Altro l'argento. Ma questa non la spieghiamo.

Lui è probabilmente la persona più socievole che conosco. Ed è amico di tutti.
Lei è probabilmente la persona più sociale che conosco. Ed esce con tutti.
L'Altro è probabilmente la persona più fashion che conosco. E spezzerebbe il cuore a una ottantenne come a una dodicenne.

Lui ascolta i Cake e i Subsonica. E io sono suo discepolo.
Lei balla qualunque cosa di ballabile. E i black eyed peas con me.
L'Altro semplicente si lamenta delle cassette della mia Panda.

Lui censisce i Pirlo della provincia.
Lei li beve e basta.
L'Altro li beve mentre rimpiange i suoi aperitivi bauscia milanesi.

Lui non ha uno stile preciso, è sportivo e formale. In contemporanea, purtroppo.
Lei purtroppo ha uno stile preciso. Incomprensibile, kitsch, viola, rosa o pistacchio.
L'Altro è l'eleganza pura. Alla Rinascente credeva di vendere profumi, in realtà era assunto come manichino.

Lui ha una ragazza.
Lei è una ragazza.
L'Altro ha zero, una o n ragazze.

Lui è dotto e, in alcune circostanze, "indotto" (capito?).
Lei è ingegnera, e si vede lontano 500 miglia.
L'Altro ti assicura sulla vita e sulla morte. O anche entrambe le cose insieme.

Lui non studia, progetta bar per fighetti sospesi nel Mare del Nord.
Lei non studia, ma racconta a tutti il processo di termovalorizzazione dei rifiuti.
L'Altro non studia, le sue faraoniche macro di excel gli bastano.

Lei, alle 6am, mi ribalta dal divano per farmi prendere un aereo.
Lui, alle 5pm, mi chiede di fare 400km di notte in auto per far prendere un aereo.
L'Altro, ad oggi, sto aspettando che per venir qui prenda un aereo.

Lui e Lei si parlano in bresciano stretto, che noi non possiamo capire.
Lui e l'Altro litigano di brutto su questioni igieniche. Ma poi se ne fregano.
Lei e l'Altro spettegolano su tutte le persone viste negli ultimi 43 mesi.

Lui, Lei, l'Altro stanno insieme. Spesso.
Sono una coppia di tre. Amici.
Lui, Lei, l'Altro ed io siamo una famiglia.

Tutto da quel 29 settembre 2003.

22 November 2005 

Il frigo.

Ti avvicini al frigo.

Per prendere il tuo barattolone di yogurt.
Quello da mezzo chilo. Quello classico al gusto fragola o quello salutista-newage al mango con i cereali.
Quello che ti mangi la sera davanti alla TV mentre guardi braniac su Sky.
Quello che è lì che ti aspetta, nel ripiano più in alto.

Apri il frigo.

E ti trovi davanti dei misteriosi contenitori sigillati, con etichette e sigle misteriose scritte a pennarello.
Mentre pensi "moriremo tutti" o "mancano ancora 7 anni al 2012", la tua vita ti scorre davanti. Anche perchè dietro non la vedresti.
Pensi a Mac Gyver, lui costruirebbe un sistema di carrucole con la corda del salame e un maccherone come perno. Prenderebbe il vasetto dello yogurt senza spostare i micidiali contenitori esplosivi.
Pensi che sono del conquilino tailandese. Che contengono un pericoloso virus. Che sono nuove armi di distruzione di massa. Che le ha portate in irlanda nascoste nelle mutande. Che solo lui ha l'antidoto e che lo conserva nella bottiglia della salsa di soia. Che tanto noi occidentali non apriremmo mai. Pensi a te stesso e a salvare la pelle.

Chiudi il frigo.

E mentre chiami il 911, l'altro coinquilino ti saluta passando "howareyouddoing man? ah, guarda che in frigo ci sono dei campioni di roba che devo analizzare per la tesi. Non aprirli."

Ti allontani dal frigo.

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Curiosità per gli amici nerd: io e un'amica francese abbiamo indetto la "trinity hall sharing night", ovvero un server ftp clandestino (il mio accesspoint asus con un HD 300GB collegato in usb) attivo dalle 0:00 alle 08:00 di una notte. I nostri milledieci coinquilini potrano uppare e scaricare mp3. Ovviamente a solo scopo di backup.

20 November 2005 

Whatever

Sì o no. Dubbi. Non decidere. Lasciar decidere. Agli altri. Al caso. Alla sorte. All'umore. Al tempo. Posticipare. Insabbiare tutto. Domandare. Chiedere. Rispondersi. Dedurre. Analizzare. I pro e i contro. Le conseguenze. Cosa fare. Scelta binaria. O forse multipla. Non c'è opzione giusta. Niente soluzioni sul prossimo numero. Indeciso. Insicuro. Rinunciatario. Menefreghista apparente. Paura. Di sbagliare. Conoscere la verità. O crearla. Perdere l'occasione. Di cogliere l'attimo. Iniziativa. Spontanea. Esitazione. Imperscrutabile.

Bloccato in un testa o croce.

19 November 2005 

Dettagli. Solo dettagli.

Don't get offended if I seem absent minded, just keep telling me facts and keep making me smile.
[Bloc Party - This modern love]

Dettagli.

I fratelli berta che passano di qui. Le uvette alla grappa e limone della mamma di rouges. Godersi il blog dello ste e scoprire che giucas è sempre più nerd. Vedere batman begins. Trovare un'americano sul tram che dice di usare babelfish per leggere il tuo blog. Autoinvitarsi al party dei vicini di flat. Invitare un'amica via skype per un tea. Vedere la lauree di un tuo amico e della tua flatmate. E pensare terrorizzato al Palio di Masnago osservando le toghe usate nella cerimonia. Comprare un rullino 400iso e conservarlo in frigo pronto per scorrere nella vecchia cara reflex. Valutare se andare a helsinki con 4 soldi e 4 amici, toccando londra ed estonia. Ma poi rendersi conto che sarebbero 4 le notti passate in areoporto in 4 settimane.

Dettagli. Solo dettagli.

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nella foto: ingrandimento dei pixel del mio schermo, per dimostrare al teo che il trucchetto di rovesciare l'ottica della macchina fotografica per usarlo come 'macro' funziona. ora ci credi?

17 November 2005 

Alive

Giusto per dire che sono ancora vivo.
Ma ho troppo sonno anche solo per pensare di bloggare. Sono a pezzi.
Buonanotte.

14 November 2005 

Buon viaggio

Un messaggio veloce per augurare buon viaggio. Alla nazionale italiana che parte oggi, per le finali delle Olimpiadi dei videogames, che quest'anno si svolgono a Singapore.


Li accompagna la mitica Pedala, per l'ultima volta come semplice "spettatrice".




La host city delle olimpiadi 2006 sarà infatti Milano e le finali si svolgeranno presso l'autodromo di Monza. L'organizzazione sarà 100% NGI... :)

In bocca al lupo!

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Nella foto, la spaghetti room durante le ultime qualificazioni nazionali, a Monza.

11 November 2005 

Tu, Te, Voi

Si riparte.

Domani notte una bella dormita in areoporto (nella foto).

Poi quattro giorni in italia.

Di pausa.

Nel mentre cedo la mia casetta al caro JM, francese ma professore in svizzera, di passaggio a dublino con direzione madrid.

In questi giorni conto molto di rivedere alcune persone.
Come voi due, che mi sentite spesso e che ora mi "ospiterete".
Spero di vederti, tu che tanto non leggi qui.
E anche te, caro rivoluzionario varesino, a cui ho imposto "ci troviamo per un caffè".
E anche voi tre a cui oggi è arrivato un sms.
E anche tu, che ti devo consegnare i soliti noodles.
E tu, tu, tu e poi tu che siete nerd come pochi.
E te, che non ti sento da mesi e potresti anche esser morta.
E tu e te che mi avete scritto due mail a sorpresa.
E anche tu che ormai sei un milanese bauscia, e te che fortunatamente non lo sei più.

Ci si vede. Speriamo.

08 November 2005 

E' per te, uno.

"Un giorno lui s'è rotto, di esser il pupazzetto..."
[Dumb Little Band]

Da oggi, ogni tanto, parlerò di altri.
Di amici, ma senza fare nomi.

Inizierò parlando di te.
No, non sei una gnocca, ma un nerd capellone.
A dire il vero non sei così da sempre, le hai provate tutte per trovarti uno stile che ti piacesse: tagliarti una basetta sola, farti crescere il pizzetto, i baffi o qualunque altra soluzione non standard.

Come l'accostare il mitico copricapo di Clint Eastwood e l'altrettanto mitico borsello della Converse.

Non sembra, ma ormai ti conosco da un decennio abbondante. Prima compagni di classe in quella mitica C. A copiare i miei compiti di inglese alle 7:55 del mattino. Poi a copiare quelli di economia, perlomeno fin quando abbiamo avuto il pudore di farlo. Anni dopo, m'hai trovato uno stage, diventato poi lavoro. E così colleghi. Per caso ma non troppo. Nel mentre, ci si vede di rado ma rispettiamo alcuni antichi riti come il giretto annuale a Smau. Da piccoli per arraffare penne e gadget in massa, poi per criticare le orde di niubbazzi. Ricordando i mitici jedi knight e l'outback di need for speed 2.

In real life, nessuno ti chiama per nome, anzi, il tuo nickname è il tuo nome. Ne vai fiero così come per quella maglietta col tuo numero di ICQ, di poco diverso dal mio.

Parli con parole di tre lettere. Sux. Asd. Lol.
E non capisco perchè citi di continuo la provincia dei padovani.

Hai due palle grosse così per sopportare la routine e il pendolarismo che ti spari ogni settimana. Io non ce la farei. Sul blog parli in modo ermetico della tua vita, dell'esistenza del cosmo e di attese infinite per eventi imprecisati. Mi devo preoccupare?

Quest'estate, inaspettatamente, un viaggio (e che viaggio...) insieme. Son contento, con altri tre compagni sarebbe stato totalmente diverso, a partire dall'assortimento di cd megasux che mi avete fatto sorbire per le strade della California.

La foto di oggi l'abbiamo scattata in un punto qualunque. Delle miglia che abbiamo percorso insieme. E sono tante.

05 November 2005 

Such a shame

"I think you're awful,
I think you're horrible.
A waste of space."
[The Cranberries - Such a shame]

Io ho 24 anni. Anche tu.
Io son bianco, tu nero.
Io studio. Tu ci provi.
Io lavoro. Tu non puoi più.
Io penso a tante cose stupide. Tu solo a tua figlia.
Io posso vivere, tu devi morire.
Anzi, lo sei già. Mi scrivi, ma sei morto.

Da un morto ricevo lettere scritte piene di vita. Ascoltiamo la stessa musica, la pensiamo allo stesso modo su molte cose. Mi racconti del tuo mondo di prima, di quando eri vivo, dei tuoi amici e delle pazzie che facevate insieme. Sei ancora innamorato, si vede che la tua bimba è tutto per te. Di sua madre non mi hai mai parlato.

Ti ho appena letto per l'ennesima volta, ormai sono mesi che incolliamo francobolli.
Le tue buste tutte uguali mi arrivano qui e in italia. Mi hai scritto "la morte mi è promessa", forse non te ne sei nemmeno accorto. Per te è normale pensarci.

Mi racconti delle 23 ore al giorno che passi da solo. Di come vieni trattato e delle guardie. Io mi fido, non ho bisogno di sentire l'altra campana, credo in quello che dici.

Mi scrivi quello che leggi e quello che sogni. Ti ho spedito ora un libro che mi è piaciuto molto, dimmi cosa ne pensi. Te l'ho mandato da amazon perchè non puoi ricevere regali da me. Ovvio, un morto non ne ha diritto.

Nessuno mi ha detto perchè sei lì, e io non te l'ho chiesto. Non so dove sia il vero e chi abbia ragione. Sicuramente non tu.
E poi giudicare uno come te è inutile.

Perchè tanto sei morto.

---
Da ormai parecchi mesi ho aderito a questa proposta della Comunità di Sant'Egidio, per corrispondere via lettera con un condannato a morte. E' un'esperienza che consiglieri caldamente a chiunque piaccia scrivere,
in inglese o in un'altra lingua.

04 November 2005 

Titoli, per nerd

Questo è un messaggio rivolto solo agli amici nerd.

Da qualche tempo mi sono buttato nell'incerto mondo dell'ad-hoc wireless networking, anche per colpa dei due "mattoni" ripresi nella foto di oggi...

Questo weekend devo compilare la project proposal per la tesi, una sorta di "domanda" di tesi. Così, senza sapere di preciso di cosa parla il tomo, e considerando che sono tutti equivalenti, quale di questi titoli vi sembra il più sborone?

1) "A Delay-Tolerant Transport Protocol for Ad hoc Networks"
2) "Connectiontion-Oriented Communication in the Presence of Frequent Disconnection"
3) "The Effect of Disconnection on Connection-Oriented Transport Protocols"
4) "A De-coupled Transport Protocol for Ad hoc Networks"
5) "A Transport Protocol for Networks with Frequent Disconnections"

Grazie, anzi, thx. gg.

03 November 2005 

Monotonia

"I hear you laugh, I heard you sing
And I wouldn’t change a single thing"
[Coldplay - Till Kingdom come]

Non ci si pensa spesso, e forse è ovvio, ma siamo circondati da funzioni monotòne*.

Lo è il numero di mp3 salvati sul portatile, il contachilometri del motorino, il numero di strappi di carta igenica rimasti. Generalizzando, la vita stessa è monotòna.

Qualunque volta diciamo "questa è la cosa più x della mia vita", con x definito sull'insieme degli aggettivi qualificativi, costruiamo una nuova funzione monotòna crescente.

Alcune di queste funzioni hanno un significato affettivo particolarmente rilevante. Una fra tutte è quella che valuta il feedback relativo al più bel momento della propria vita.

E' bello quando riesci a identificarlo, a calcolare il valore massimo di questa funzione e a ripensarci nel tempo.

Il mio, al momento, risale a un mercoledì qualunque di marzo 2004. Nell'ultima settimana di erasmus. Alle 2 di notte. O forse alle 3, non ricordo. Ballando musica funk, guardarsi intorno e osservare nella penombra colorata i volti dei propri amici. Vederli tutti lì, alcuni per te, altri semplicemente con te. Pensare semplicemente "grazie", una preghiera di 6 lettere. Pensare che indietro non si torna. Esser felici di questa monotònia.

Ed è stato bello, ieri sera, tornare nello stesso posto con più o meno le stesse persone. Anche senza i motherfunk c'è sempre qualcosa di speciale in quei momenti. Così speciale che perderesti pure l'aereo, faresti a botte con un bullo di longstone e divoreresti un panettone da 950g con le mani fuori da un centro commerciale. Ma questa è ironia riservata a pochi, scusate.

ps: piace la foto scozzese di oggi?

* una funzione si dice monotòna crescente (oppure decrescente) se, all'aumentare dei valori della variabile dipendente, i valori della funzione non decrescono (oppure non crescono) mai.

Uh?

  • Tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare!
Ancient Italian proverb, which literal translation is Between doing and saying lies the sea. It means something like Easier said than done.

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