Son tutte storie dell’altra isola.
Poltroncine senza fine, nel nuovo areoporto di Dublino.
Non saprei contare le notti in cui ho dormito qui dentro, ma ora è tutto nuovo, d’un bianco asettico che sembra di stare in una nuvola.
Così stasera la mela bianca del mio portatile sembra illuminare l’angolo in cui son seduto, per terra con gambe incrociate e caffè alla mano, a dipanare incastri.
L’amico polacco, sempre pronto per scherzare e per scommettere su un’Italia rugbistica perdente.
Il giordano, che bidona tre riunioni su quattro e che rischia grosso.
Il francese e la tedesca, forse gli unici motivati a lavorare al mio progetto.
Il professore irlandese, sempre confusionario ma alla fine gentile.
L’amica irlandese, con cui ti senti a casa come quando c’abitavi insieme.
L’altra amica irlandese, quella che parla russo e lavora in Belgio, e che ora è in UK.
L’amico etiope, che dopo anni è tornato al caldo del suo paese.
Lo scout americano, che ora è di nuovo dall’altra parte dell’oceano.
I due piccoli fratellini italiani, che crescono parlando inglese.
Il compagno delle elementari, medie e superiori, che ora inizia il dottorato proprio al Trinity.
La sua coinquilina spagnola, con cui fai prima a parlare in italiano.
Incroci tra storie che lascio attraccate a quest’Isola.
Incastri tra persone confinate in questo mare.
Son tutte storie di un’altra isola.
Posted at 03:09


manca l’amica italiana che ti ha bidonato per una partita di rugby!
Sorry, alla prossima :).
Comment by Grazia@Dublin — 4 February 2008 @ 23:24